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Udite udite! La destra genovese ha scoperto che sono sampdoriana e che nel mio staff ci sono persone che condividono con me la stessa passione. E ha scoperto che ogni tanto vado allo stadio. Sacrilegio!

Sono ossessionati dalla mia presenza, la loro azione ormai è un Grande Fratello perenne sulla mia vita e su quella dei miei collaboratori. Evidentemente i dossieraggi e le calunnie della campagna elettorale non sono bastati.

In consiglio comunale non posso alzarmi per andare in bagno, che subito qualcuno chiede dove sia andata la sindaca. A loro interessa se vado alla prima della Scala o a una partita, però non gli interessa di averci lasciato AMT con oltre 200 milioni di debiti, oppure che Amiu non abbia costruito in anni di loro governo un impianto per chiudere il ciclo dei rifiuti. Problemi che ci costano uno sforzo amministrativo enorme.

Non vi permetto di sindacare sulla mia vita privata o su quella dei miei collaboratori, almeno finché si tratta di attività lecite e legali.

Mi avete scoperto: ieri sera, su invito della sindaca di Carrara, sono andata a vedere Carrarese-Sampdoria. Sono partita dopo le 18, dopo aver ultimato alcuni incontri in Città Metropolitana, e sono andata con la mia auto, senza nessun esborso per il Comune.

Mi è sembrato normale, ad esempio, che il sindaco di Spezia sia venuto a Genova a vedere Sampdoria-Spezia qualche settimana fa, però non vi ho visto indignati quando l’ex presidente della Regione è andato a Singapore a vedere il Gran Premio di F1.

Volete verificare gli orari di servizio dei miei collaboratori? Fatelo pure. Scoprirete che lavorano molto più di quello che dovrebbero. Chiedete rispetto per le istituzioni? Sarebbe il caso che iniziaste a mostrarlo anche voi. Volete criticare la nostra attività amministrativa? Fatelo, ma sui contenuti.

Rassegnatevi: Genova con noi è tornata ad avere un appeal che quando governavate non aveva. Ogni giorno riceviamo inviti in Italia e all’estero per partecipare a eventi e parlare della nostra attività amministrativa. Non rosicate, gioite finalmente per l’interesse ritrovato per Genova. Ma soprattutto lasciate stare la mia vita, quella dei miei collaboratori e quella dei miei amici.

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Nei giorni scorsi in Prefettura abbiamo affrontato un tema che sta soffocando il centro storico: quello della sicurezza legata allo spaccio e alla tossicodipendenza.

Serve un intervento massiccio sul territorio, c'è bisogno di soluzioni più articolate e più forti. Come amministrazione stiamo mettendo in campo politiche sociali di medio e lungo periodo per ridurre l’incremento delle tossicodipendenze, ma siamo di fronte a un’emergenza che va affrontata subito.

È urgente un’azione concreta: più unità di strada e una presa in carico più sistematica delle persone con problemi di tossicodipendenza. La cittadinanza deve vedere un cambio di passo.

Dobbiamo anche essere chiari su un punto: se ci sono persone in overdose o in condizioni di forte fragilità che non commettono reati, non possono essere la Polizia locale o le forze dell’ordine a prenderle in carico con il rischio di lasciare scoperto il territorio.

I cittadini vivono tutto questo anche come un grande tema di sicurezza, ed è giusto ascoltare questo disagio. Ma come istituzioni abbiamo il dovere di distinguere il problema della sicurezza da quello sociosanitario. La Polizia locale e le forze dell’ordine devono occuparsi di sicurezza, non possiamo chiedere loro di svolgere un compito sociosanitario. Serve un cambio di paradigma.

Per questo abbiamo chiesto il supporto della Regione per potenziare le unità di strada con personale sanitario e sociosanitario e stiamo valutando di redistribuire i servizi sociosanitari in spazi più adeguati. Ascoltando le richieste dei cittadini, ad esempio, stiamo pensando di riorganizzare i servizi del Drop-In di Vico della Croce Bianca. Il presidio rimarrà aperto, ma tornerà al suo ruolo originale. L’attuale sovraccarico di servizi in quegli spazi genera un malessere pesantissimo in quell’area.

Nessun servizio verrà chiuso, perché sono tutti necessari. Ma vanno rimodulati, suddivisi e in alcuni casi spostati.

Le risposte che il centro storico chiede non possono aspettare mesi. Servono interventi pratici, veloci, visibili ed efficaci. Siamo al lavoro per realizzarli.

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Il Referendum su cui siamo chiamati a votare domenica e lunedì non è una riforma della giustizia, è una riforma del bilanciamento del sistema di potere tra la politica e la magistratura.

In questi anni, stiamo assistendo a un tentativo di totale delegittimazione del sistema che tiene in equilibrio la nostra Repubblica, fatto dalla magistratura, dalla stampa, ma anche dalla Corte dei Conti, che viene depotenziata.

La destra vuole una magistratura sempre più debole e più facilmente assoggettabile al potere politico. Dicono di essere dalla parte degli industriali, dello sviluppo economico, ma promuovono una riforma della giustizia che mette la magistratura in ginocchio, anziché far durare la metà i processi. A perdere in questo gioco sono i più deboli, i cittadini, lo sviluppo economico del Paese. 

Le funzioni di controllo esercitate dalla magistratura, ma anche dal giornalismo, danno fastidio alla destra perché obbligano a confrontarsi.

La democrazia è quello che succede tra un voto e l’altro e quello che stiamo vivendo in questi anni è una democrazia che ci porta davanti a un governo in cui il presidente del Consiglio dice davanti alle telecamere che i magistrati liberano gli stupratori. Non ci possiamo permettere di vivere in un Paese in cui si possa assimilare la figura del magistrato a quella di un mascalzone che è pronto ad aggirare la legge per proteggere gli stupratori. Ma che messaggio è?

Dobbiamo andare nel cuore, alla testa delle persone che devono votare il 22 e il 23 marzo perché non si accontentino di questi slogan, di questi messaggi populisti.

Un governo serio, non quello che abbiamo davanti, farebbe il primo programma di intelligenza artificiale per semplificare la giustizia, abbreviare i termini e aumenterebbe le assunzioni di personale. La riforma del funzionamento della giustizia è sempre stata rimandata perché agevolerebbe la vita delle persone più deboli, darebbe voce a chi non ha soldi per pagare 10 anni di avvocati, per poter aspettare una sentenza, a chi non ha la forza di tenere aperta un’attività. Ed è questo che la politica deve tornare a fare: parlare alle persone che hanno più difficoltà.

Per questo, al Referendum voterò NO.

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Ci siamo riuniti questo pomeriggio al COC, Centro Operativo Comunale, per fare il punto sull’ondata di maltempo che sta interessando Genova e la Liguria in queste ore.

Siamo in allerta gialla, poi, dalle 22, scatterà l’allerta arancione fino alle 8 di domani mattina. Sono attese forti precipitazioni e sappiamo come il nostro territorio sia fragile in caso di piogge persistenti. Serve quindi la massima attenzione, la massima prudenza nell’evitare comportamenti che possano mettere in pericolo noi e gli altri.

In via occasionale, i parchi cittadini riapriranno domani alle 14, dopo le ricognizioni da parte dei tecnici comunali. Abbiamo anche deciso di posticipare alle 10 la partenza del “Biscione Runner”.

Il mio invito è di rimanere a casa dal momento in cui scatterà l’allerta arancione e di evitare spostamenti se non strettamente necessari. Dalle 22 e per tutta la durata dell’allerta saranno monitorati i corsi d’acqua, mentre Polizia Locale e Protezione Civile saranno presenti sul territorio per informare i cittadini e intervenire prontamente in caso di necessità.

Potete rimanere aggiornati seguendo i canali web e social istituzionali e sul canale Telegram “Genova Alert”.

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Ieri siamo stati al MIPIM di Cannes, uno degli appuntamenti più importanti al mondo per quanto riguarda lo sviluppo urbano il real estate e gli investimenti nelle nostre città.

Abbiamo portato al MIPIM la nostra idea di Genova, per raccontare una città che guarda al futuro e che vuole dialogare con investitori e partner privati per raggiungere obiettivi che mettano sempre al centro il benessere e il futuro dei quartieri e dei cittadini.

Abbiamo raccontato che cosa è la Genoa Business Unit, un ufficio comunale che serve a facilitare il percorso di chi vuole investire in città, che venga da Genova, da fuori città o dall’estero. Abbiamo parlato di rigenerazione urbana, di infrastrutture e di come Genova stia costruendo nuovi progetti per crescere partendo dalla leva dello sport con la riqualificazione dello stadio Luigi Ferraris, il futuro del Carlini, lo sviluppo dello Sport Park sulle nostre alture, passando dal progetto Sport Senior già partito lo scorso autunno.

Ma abbiamo anche parlato di student housing, un tema importante per la nostra città che ha una grande università e deve diventare sempre di più una città universitaria, con servizi dedicate alle ragazze e ai ragazzi che vogliono rimanere a Genova o che vogliono venire qui a studiare e rimanere poi in città.

Il MIPIM è il luogo dove le città si incontrano e costruiscono relazioni, per Genova esserci stati significa continuare a sviluppare nuovi progetti per mettere al centro chi Genova la vive e la ama.

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Stesso evento, stessa competizione: se partecipi e sei uomo, ti spettano 3 mila euro; se partecipi e sei donna, ne riceverai mille. Non succedeva lontano da noi, ma qui a Genova.

Non succedeva in un evento marginale, ma alla regata delle Antiche Repubbliche Marinare, un appuntamento che è un manifesto della nostra storia e della nostra tradizione.

Succedeva da anni. Ma non succederà più.

Mettendo mano ai documenti dell'evento, abbiamo scoperto che per l'edizione 2025 il budget per il galeone maschile, composto da otto atleti e un timoniere, era di 27 mila euro: 3 mila euro a testa. Mentre il budget per il galeone femminile, sempre composto da otto atlete e una timoniera, era di 9 mila euro: mille euro a testa. E cosi è stato anche per l'edizione del 2024. Nel 2023, ancora peggio: per l'equipaggio maschile 2 mila euro a testa più mille euro di premio; per quello femminile 200 euro a testa più 500 euro di premio.

Ho dedicato la mia vita allo sport e al superamento di ogni possibile forma di gender gap salariale nelle competizioni e nelle posizioni di vertice della dirigenza sportiva. Quindi, supportati dal prezioso lavoro degli uffici comunali, abbiamo deciso che il compenso previsto per le atlete del galeone femminile venisse equiparato a quello del galeone maschile in vista dell'edizione 2026 della Regata.

Ho anche inviato una lettera ai sindaci di Amalfi, Pisa e Venezia per comunicargli questa decisione e per condividere l'inizio di un percorso che ci porti ad aggiornare il regolamento della Federazione, fermo al 2002, in modo da equiparare la gara femminile a quella maschile anche sotto il punto di vista tecnico.

Un piccolo gesto, ma che spero abbia un grande valore simbolico per scardinare dinamiche che non possono più fare parte del nostro tempo.

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Martedì sera sono stata invitata a “È sempre Cartabianca”, su Rete 4, per tornare a parlare di Casapound e della sua sede in via Montevideo.

Il luogo della sede è estremamente provocatorio, vicino a piazza Alimonda e a pochi metri dalla Casa dello Studente che fu un luogo di tortura del periodo fascista. Genova è Medaglia d'oro al Valore Militare per la Resistenza e la nostra Costituzione è nata dalla lotta al fascismo, non possiamo né dobbiamo ignorarlo.

Il quartiere e i suoi abitanti hanno diritto alla loro sicurezza, a vivere in tranquillità: da sindaca di Genova per prima cosa devo tutelare questo diritto.

Ho espresso anche il mio parere su un movimento che si richiama chiaramente a simboli e a temi di stampo fascista e che ha rapporti in altri Paesi con movimenti di ispirazione neonazista. Non ne fanno mistero.

Non bisogna cadere nella provocazione di associare il centrodestra a questi movimenti neofascisti e neonazisti. È pur vero però che c'è una grande tolleranza: vediamo esponenti di alto livello del governo che hanno cimeli riconducibili al fascismo, che si travestono da SS, che hanno foto con busti di Mussolini.

C'è una normalizzazione del tema che negli anni passati non avevamo mai visto.

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