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Stamattina alle Capanne di Marcarolo ho partecipato alla commemorazione dell'82esimo anniversario dell'Eccidio della Benedicta, tenendo l'orazione ufficiale.

Raggiungere quell'anfiteatro naturale di silenzio e pietra non è una semplice ascesa verso un luogo della memoria. È un necessario esercizio di ossigenazione civile. Mentre si percorrono quelle strade, si sente il peso di una storia che non vuole farsi dimenticare. Si lasciano alle spalle il rumore della città e la nebbia delle polemiche quotidiane per respirare l’aria sottile della verità, che pulisce i polmoni dall'indifferenza e ci costringe a guardare in faccia la nostra storia, senza sconti.
 
Da 82 anni ci ritroviamo sui luoghi dell'abominio, dell'inumanità, della barbarie: i luoghi dove il tradimento divenne assassinio brutale. Di questi tempi è sempre bene rinfrescare la memoria, il dizionario della nostra democrazia. Perché le parole sono importanti, ma non bisogna avere timore di pronunciarle, o il dubbio di sbagliarle, o di risultare “divisivi”. Perché la verità non divide.

Diamo un nome alle cose. I martiri della Benedicta non persero la vita. Furono uccisi senza pietà. E tanti tra gli assassini erano loro, nostri connazionali, compaesani, ex compagni d'arme. Ammettiamolo, senza paura e tentennamenti. Ammettiamo che una certa pagina del nostro passato ha fatto schifo. Fa male, ma non è difficile. Coraggio.

I partigiani fucilati furono 154 e altri 190 furono deportati nei lager. Di loro, solo 35 fecero ritorno a casa.

Siamo noi a dover garantire che il sacrificio di quei ragazzi non resti congelato nel marmo delle lapidi, ma diventi azione nel nostro quotidiano. Solo così questi luoghi e queste storie continueranno a viverci accanto. Perché ricordare la Benedicta significa anche rendere omaggio a tutte le vittime innocenti della violenza e della guerra, di ieri e di oggi. Ricordare la Benedicta non è un rito stanco, è un atto di ribellione contro l'indifferenza.
 
Alle vittime dell'eccidio, il nostro rispetto. Alle loro famiglie, la nostra vicinanza. Alla loro memoria, il nostro impegno. A tutti noi, l’augurio di essere sempre all'altezza di questo vento di libertà.

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Che serata! Grazie @charlottedewittemusic, grazie Genova ♥️🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿

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Una serata per tante e tanti giovani genovesi e non solo, una serata bellissima per la nostra città. @charlottedewittemusic ha scelto piazza Matteotti per la sua musica e Genova ha risposto alla grande.

Grazie a tutte e tutti quelli che ci sono stati e che ci hanno creduto.

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Piazza Matteotti stracolma, tante e tanti giovani per ascoltare una delle dj più influenti della scena techno internazionale: a Genova, stasera, suona @charlottedewittemusic 🤍💜

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Genova avrà una Scuola delle Professioni del mare e della Blue Economy: lo abbiamo promesso e con una delibera di giunta lo stiamo realizzando.

Ora partirà il confronto con gli operatori. Il porto di Genova ha bisogno di lavoratrici e lavoratori formati da percorsi di alto livello, qualificati per un lavoro solido e ben retribuito. La Scuola delle Professioni del mare vuole intervenire proprio qui, sullo scollamento tra le competenze che servono e quelle che non si trovano sul mercato. Per questo sarà importante condividere il percorso e i reali fabbisogni del nostro porto con tutti gli operatori del settore.

Vogliamo creare percorsi di formazione efficaci con chi questo settore lo vive ogni giorno: enti di formazione, imprese, operatori del settore marittimo portuale, Università di Genova e scuole. L'obiettivo è quello di dare un lavoro stabile, qualificato, sul nostro territorio, ai nostri giovani, ma anche a chi non è più giovane e cerca una riconversione professionale.

È un nuovo modello che potremmo presto replicare in altri settori che fanno fatica a trovare personale qualificato.

La Scuola delle Professioni del mare e della Blue Economy è un investimento vero sulla competitività della nostra città. È un progetto in cui crediamo moltissimo perché parla del DNA della nostra città legato al mare e al porto, e del futuro di Genova legato a un'occupazione solida e di qualità.

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Dall'8 al 10 maggio Genova ospiterà la 97ª Adunata Nazionale degli Alpini, un appuntamento che torna in città dopo 25 anni di attesa e che porterà oltre 400.000 presenze. Non solo, avremo anche l'onore di ospitare proprio in quei giorni la grande Amerigo Vespucci. 

Il ritorno delle "Penne nere" a Genova ha un significato molto importante: la loro storia parla di dedizione, di servizio e di coraggio e il loro presente parla di un grande impegno con la protezione civile e nel volontariato per un senso di collettività di cui questo Paese ha estremo bisogno.

In quei giorni, l'intera città sarà coinvolta con un ricco programma diffuso, a partire dalla Cittadella degli Alpini ai Giardini di Brignole, oltre 200 formazioni di cori e fanfare e poi le mostre del programma "Genova e gli Alpini". Voglio ringraziare gli oltre 1.000 volontari che aiuteranno nell'accoglienza, nella sicurezza e nell'organizzazione degli eventi.

Sarà un grande evento nazionale che renderà Genova ancora più viva e partecipata, proprio per questo da sindaca voglio dare il benvenuto a tutte le alpine e gli alpini che arriveranno, alle loro famiglie e a tutti coloro che raggiungeranno Genova in quei giorni.

Ma soprattutto voglio ringraziare fin da ora tutte le cittadine e i cittadini genovesi: grazie, perché sappiamo il sacrificio che vi stiamo chiedendo, ma siamo anche consapevoli che accogliere al meglio un evento di questa portata è molto importante per la nostra città, per la sua immagine e per la sua economia.

Sarà una grande adunata e sarà per Genova un momento importante di partecipazione e di accoglienza, vi aspettiamo.

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Oggi con AMIU, ASTER, la giunta comunale, i presidenti e gli assessori municipali siamo stati su tutti e nove i Municipi per la seconda Giornata della cura del territorio.

Un appuntamento molto importante di pulizie e manutenzioni straordinarie che continueremo a replicare perché avvicina i bisogni della quotidianità delle persone all'azione del Comune di Genova e di tutte le nostre partecipate, con cui abbiamo risposto alle segnalazioni arrivate dai presidenti di Municipio.

La cura della città passa anche attraverso le piccole cose, non solo dalle grandi opere necessarie, ma dalla cura quotidiana del territorio, in quei luoghi dove la cittadinanza vive, lavora, cammina. 

Oggi sono stata a Villa Stalder nel Municipio IX Levante, in piazza De Caroli a Teglia nel Municipio V Valpolcevera, infine nel Municipio VI Medio Ponente ai Giardini Rodari, che avranno un ambiente più curato, colorato e sicuro.

Una Genova più bella è una città dove tutti si sentono responsabili anche del mantenere la cura del territorio, con un'amministrazione che si impegna in tutti i Municipi.

Voglio ringraziare la giunta, gli assessori, ASTER e AMIU, tutto il nostro personale municipale, tutti i consigli e i presidenti municipali che collaborano per queste importanti attività. 

Le Giornate della cura del territorio proseguiranno nei prossimi mesi, raccogliendo le segnalazioni dei presidenti di Municipio e mettendo in campo interventi di manutenzione straordinaria come quelli odierni.

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Con il sovrintendente Michele Galli abbiamo depositato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti per i fatti gravi e preoccupanti che emergono dal Bilancio 2024 del Teatro Carlo Felice, chiuso dalla precedente gestione.

Nel 2022 sono state acquistate dalla Scala di Milano quattro scenografie per un valore complessivo di 30.000 euro. Le stesse sono state messe a bilancio nel 2024 per un valore di 1,5 milioni, senza nessuna perizia certificata: 50 volte il loro costo.

Con questa valutazione, il bilancio 2024 del Carlo Felice è stato chiuso in attivo di circa 19.000 euro.

Al momento, il bilancio 2025 del Carlo Felice prevede una perdita di 2,8 milioni, ma se verrà accertata la supervalutazione delle scenografie le perdite potrebbero salire almeno di un altro milione: una mazzata tremenda per il Carlo Felice e la città perché se non ripianiamo le perdite entro il 30 giugno, il Teatro verrà commissariato. A rischio ci sono oltre 300 posti di lavoro, la portata di alcuni contributi pubblici e il prestigio del Carlo Felice.

È quasi un anno che il centrodestra pretende di darci lezioni su come si chiudono i bilanci in pari. Lo ha fatto con AMT e ora con il Carlo Felice. Se il risultato è far fallire i nostri autobus e far commissariare il nostro Teatro dell'Opera, preferiamo studiare su altri libri.

In questo scenario drammatico, la loro preoccupazione è fare anche quest'anno i Balletti di Nervi. Nel 2025 sono costati 1,2 milioni di euro e hanno portato oltre 900.000 euro di perdite: un'operazione economicamente fallimentare. Irripetibile. Il Comune non ha le risorse. La Regione si è detta disponibile a versare 500.000 euro, ma non ne bastano il doppio e deve ancora versare i 500.000 euro promessi per i Balletti del 2025.

Se la Regione vuole collaborare nel ripianare le perdite del Carlo Felice e vuole organizzare anche i Balletti di Nervi del 2026 servono altri tre milioni di euro.

Per il Comune, la priorità assoluta è stabilizzare il Teatro, le sue lavoratrici e i suoi lavoratori. Anche a costo di rendere i Balletti di Nervi un appuntamento biennale.

Perché la cultura si difende con scelte serie, non con i bilanci creativi.

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Silvia Salis Sindaca di Genova