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Qualche giorno fa dagli studi di Che Tempo Che Fa ho lanciato un appello: questo è il momento per investire a Genova.

Fra qualche anno si completeranno opere strategiche e servizi che faciliteranno la mobilità di persone e merci. Genova è una città in grande fermento, stiamo facendo un grande lavoro con Cassa Depositi e Prestiti per farla diventare una città sempre più universitaria.

Questo è il momento per investire e prendere i posti migliori, perché Genova nei prossimi anni avrà uno sviluppo incredibile.

Sono fiera e orgogliosa di amministrare in questo momento, e il messaggio che do a tutte e tutti è: venite a visitare Genova, venite a vivere a Genova, investite e restate qui.

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La libertà non nasce mai da un gesto individuale, ma una responsabilità condivisa. Ecco perché quest’anno Genova ha voluto onorare il 25 aprile e la Festa della Liberazione con il nuovo festival EraOra.

Dopo il corteo istituzionale, a Genova le celebrazioni del 25 aprile sono proseguite nelle piazze, nelle strade, tra le persone con il Festival EraOra. Dal 23 aprile, piazzette, chiostri e spazi urbani del centro storico hanno fatto sì che ancora oggi la Liberazione possa essere vissuta come un’esperienza condivisa, vissuta da migliaia di persone, soprattutto giovani, che hanno scelto di esserci.

Concerti, street art, incontri, momenti culturali, ospiti di rilievo: un programma ricco e diffuso che ha permesso di tenere insieme memoria e contemporaneità, radici e futuro.

Perché il 25 aprile non è solo una ricorrenza. È una scelta. È partecipazione. È comunità. È il modo in cui rinnoviamo sempre la nostra scelta e ribadiamo da che parte stare. 

Un grazie sincero alla Rete d’impresa @contattogenova e a tutte e tutti gli organizzatori, alle realtà che hanno costruito questo percorso, agli artisti, alle associazioni e a chi ha lavorato per rendere possibile tutto questo. E grazie a chi ha partecipato, riempiendo la città di presenza, energia e significato.

Genova ha dimostrato, ancora una volta, di essere una città viva. Il futuro si costruisce partendo da qui: spazi aperti, inclusivi e liberi, per tutte e tutti, per una comunità che vuole esserci. 

Che bella Genova liberata e resistente: EraOra!

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Diritti civili, lavoro e sviluppo economico non sono in contrasto tra loro, anzi devono andare di pari passo.

Tra i miei primi provvedimenti da sindaca ho riconosciuto 11 figli di famiglie omogenitoriali concepiti all'estero con procreazione medicalmente assistita. L'ho fatto perché le istituzioni devono essere laiche, indipendentemente dall'approccio personale. 

Allo stesso tempo sono scesa in piazza per il diritto al lavoro, al fianco degli operai dell'ex ILVA e dell'Ansaldo: lo sviluppo economico e industriale della nostra città è fondamentale per il futuro di Genova e un sindaco non può non stare al fianco di chi lavora e di chi dà lavoro in una città. 

Per questo recentemente abbiamo deliberato l'apertura della Scuola delle professioni del mare che servirà a colmare il mismatch tra domanda e offerta nel nostro porto e a dare lavoro di qualità, ben retribuito e sicuro. Mancano operai specializzati in lavoro manuale, tappezzieri, saldatori, falegnami, tutte quelle professionalità che servono alla nautica e al navale: questa scuola formerà nelle materie che mancano, richieste all'interno del porto.

Queste sono cose pratiche: si possono fare e contemporaneamente si può anche pensare che esistono dei bambini che hanno dei diritti.

Un estratto della mia intervista ieri sera a Che Tempo Che Fa

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"Bella ciao" me la cantava mio papà da bambina. Che emozione cantarla ieri insieme a migliaia di genovesi tra le strade e le piazze della nostra città.

Viva la Resistenza, viva il 25 aprile!

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Una piazza stracolma, un corteo emozionante. Essere la sindaca di Genova è un privilegio ogni giorno, ma oggi lo è un po’ di più. Genova si è liberata da sola, una conquista per cui, nel momento più buio della storia, questa città ha saputo lottare insieme. E quando una città decide di salvarsi da sola, cambia per sempre la sua coscienza. 

Grazie a Benedetta Tobagi per la sua testimonianza, per averci raccontato come la Resistenza non sia stata soltanto frutto del coraggio di migliaia di uomini ma anche di migliaia di donne. Un coraggio che non è nato dall’attesa, dall’abitudine, dalla rassegnazione, ma dalla voglia di metterci la faccia, a tutti i costi.

È per onorare tutto questo che non possiamo, non dobbiamo avere paura di dire che il 25 aprile è la Festa della Liberazione sì per tutti, ma non di tutti. Non può essere la festa di chi scelse la parte sbagliata della storia e ancora oggi fatica a decidere da che parte stare. Non può essere la festa di chi ancora oggi usa la forza per schiacciare i popoli indifesi o di chi sostiene chi lo fa. Non può essere la festa di chi fa del sopruso e della sopraffazione del più debole il suo stile di vita. Non può essere la festa di chi stupra, picchia e insulta le donne. 

Prima dicevano che parlare di antifascismo, celebrare ed esaltare la Resistenza era divisivo, ora addirittura ci dicono che è anacronistico. Sarà un caso che queste considerazioni arrivino sempre da quella parte politica che vuole mettere sullo stesso piano chi è morto per conquistare la libertà e chi ha ucciso per reprimerla. 

L’antifascismo, la Liberazione non sono anacronistici. Sono un patrimonio per cui vale la pena lottare ogni giorno. Perché non basta dire che la Festa della Liberazione è tutti i giorni e non solo il 25 aprile. Bisogna avere il coraggio di essere partigiani ogni giorno. Di scegliere sempre da che parte stare. E Genova lo sa fare. 
 
Viva Genova antifascista, viva la Resistenza, viva il 25 aprile!

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Silvia Salis Sindaca di Genova