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Il 27 gennaio 1945 il mondo ha visto aprirsi i cancelli di Auschwitz. Oggi è la Giornata della Memoria e a Genova l’abbiamo celebrata a Palazzo Ducale con @antonioscurati, assieme a tante e tanti giovani. Sbagliamo se pensiamo che quell’orrore sia qualcosa di lontano da noi. Non è lontano da questo Paese, che nel 1938 ha promulgato le leggi razziali che furono il pilastro dell’antisemitismo. Si pensa che il fascismo sia nato dalla violenza, invece si è nutrito di violenza ed è nato dall’indifferenza, un sentimento ancor più pericoloso. 

Viviamo un periodo storico in cui il pericolo è ancora vicino: mi riferisco a Paesi come l’Iran, che hanno visto cancellare in un istante libertà conquistate nel corso dei decenni, e agli Stati Uniti, la più grande democrazia del mondo, dove civili vengono uccisi per strada da forze dell’ordine a cui viene delegata la protezione da un nemico immaginario.

Tutto questo ci deve spaventare, e giornate come questa servono, soprattutto ai più giovani, per sviluppare gli anticorpi: il fascismo è un atteggiamento politico e mentale del potere e non è finito, esiste nella vita di tutti i giorni quando si incontrano persone fasciste che non sanno di esserlo, politici fascisti che non sanno di esserlo, Paesi fascisti che si vantano di essere democratici. Dobbiamo essere in grado di riconoscere le nuove forme di fascismo.

Il fascismo è come un bullo che se la prende con il più debole, sono dei vigliacchi perché attaccano sempre chi ha meno forza. Il fascismo si combatte con la cultura contro la semplificazione del più forte contro il più debole, della sicurezza contro il caos, del “ci penso io” a discapito delle libertà personali. Si pensa che la storia sia una linea retta verso il progresso, invece fa delle curve, può anche tornare indietro, e si rischia di regredire in modo istantaneo senza nemmeno rendersene conto.

Chiunque porti avanti un’idea progressista di società troverà a Genova una casa sicura, una città aperta, accogliente, dove tutti devono essere visti e dove non esiste qualcuno di più forte. La memoria ci dà gli anticorpi contro ogni tipo di fascismo, verso un mondo dove i più deboli hanno voce e non vengono schiacciati.

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In tante e tanti mi avete scritto per raccontarmi l’emergenza che stanno vivendo le scuole dell’infanzia di Genova. 

Da mamma, prima ancora che da sindaca, non posso accettare che i bambini arrivino a scuola e vengano rimandati a casa perché quella mattina non ci sono gli insegnanti e vi assicuro che farò qualsiasi cosa perché questo non accada più. 

Il servizio pubblico deve essere certo e garantito. 

Ci stiamo lavorando da settimane e oggi abbiamo presentato la nostra risposta emergenziale da qui a fine giugno. Daremo vita da subito a una task force di nove insegnanti che saranno assunti a tempo determinato dal Comune attingendo dall’elenco degli educatori per le supplenze brevi. Ed entro il mese di marzo assumeremo sempre a tempo determinato altri 20 persone dal concorso bandito dal Comune venerdì scorso. 

In attesa di completare tutte le procedure per l’assunzione del personale necessario, l’organico sarà temporaneamente rafforzato con cinque educatori del terzo settore. Una misura emergenziale che sappiamo non essere vista di buon grado dai sindacati, ma è l’unica risposta possibile che ci consentirà di assicurare il servizio. 

Per il prossimo anno scolastico, inoltre, abbiamo deciso che non verrà chiusa nessuna scuola rispetto all’offerta di quest’anno. L'unica differenza riguarderà la scuola “Arcobaleno” di Borzoli, in trattativa per passare sotto la gestione statale. A marzo, quando saranno chiuse le iscrizioni, faremo il piano degli insegnanti con i sindacati e inizieremo a impostare un percorso per ottimizzare i servizi nel futuro. Inoltre, a settembre provvederemo all’assunzione a tempo indeterminato di almeno altri dieci insegnanti.

In una città che viene ricordata troppo spesso solo perché è tra quelle con l’età media più avanza d’Europa, dobbiamo fare il possibile e l’impossibile per garantire servizi essenziali ai più piccoli e alle giovani famiglie.

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Bisogna usare bene le parole e capirne il significato: Guido Rossa è stato un martire. Un martire del lavoro, della democrazia, della libertà. Domani saranno 47 anni dalla suo assassinio.

Era un operaio dell’Italsider di Cornigliano, delegato sindacale Fiom e comunista. È stato ammazzato perché ha avuto il coraggio di stare dalla parte giusta, in un momento difficilissimo per il Paese. 

Stamattina lo abbiamo ricordato in via Fracchia, a Genova, dove fu ucciso, e all’ex Ilva, la sua fabbrica. 

Guido Rossa ha scelto rischiando la vita, sapeva a cosa stava andando incontro e lo ha fatto lo stesso. Erano anni in cui il terrorismo tentava di entrare nelle fabbriche, di piegare il lavoro alla paura, permettendo così di fare quel gioco strumentale e subdolo di accostare le lotte operaie al terrorismo. Il suo sacrificio fu l’inizio della fine delle Brigate Rosse e di quel racconto che, a qualcuno, faceva comodo. 

Oggi c’erano tante ragazze e tanti ragazzi ad ascoltare la storia di Guido Rossa. Li ringrazio perché anche loro hanno scelto di esserci. La democrazia si sceglie ogni giorno: ogni gesto della vostra vita indebolisce o rafforza la democrazia. E ringrazio i professori, perché anche insegnare non è mai un’azione neutra. 

Genova deve continuare a essere un luogo di democrazia, di libertà, di difesa del lavoro e dell’industria, che è un grande elemento di indipendenza di questo Paese. 

Oggi ricordiamo un nostro grande concittadino che ha cambiato la storia del Paese e ha dato ulteriore dignità alla lotta operaia. Un sindacalista, un comunista che ha dato la vita per ricordarci che ci sono lotte che vale sempre la pena di combattere.

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Il monitoraggio e la messa in sicurezza dei ponti e degli impalcati, secondo la nuova normativa del 2022, è la grande emergenza di Genova. In città ne abbiamo circa 650 e non pochi sono addirittura antecedenti al Ponte Morandi.

Abbiamo iniziato le ispezioni, poi bisogna fare il monitoraggio e successivamente servono le risorse per la messa in sicurezza delle infrastrutture che non rispettano i nuovi standard di sicurezza. Rischiamo di dover chiudere un numero di ponti e impalcati incredibile, di bloccare la circolazione in città, i collegamenti con il porto e i traffici commerciali.

Regione e Autorità portuale si sono rese disponibili a darci le risorse per i monitoraggi, che ammontano a circa 9,5 milioni. Ma ora bisogna trovare i fondi per fare i lavori. Dai primi cento tra ponti e impalcati ispezionati, è emersa la necessità di intervenire su 30 per un importo di circa 120 milioni. Facendo una proiezione su tutti i ponti e impalcati della città, rischiamo di arrivare a una cifra tra i 700 milioni e il miliardo.

Il Comune ha chiesto ad Autostrade per l'Italia di dedicare a questi interventi una parte delle risorse previste nell’accordo per i ristori e non ancora impegnati, per quasi 48 milioni. Ma la Regione non si è detta disponibile a modificare l’accordo, che è sottoscritto anche da Aspi e Autorità portuale, perché vuole che si completino i lavori per la smart city.

Certo, sono importanti anche quelli e proiettano la città nel futuro, ma nel futuro bisogna arrivarci ed è complicato farlo se bisogna chiudere ponti e impalcati uno dietro l’altro. Credo sia più importante la sicurezza della città, che ha già pagato troppo per l’incuria delle infrastrutture e lavori che si sarebbero dovuti fare da anni e anni.

Genova è una città che si aspetta grandi infrastrutture, come il tunnel subportuale, ma così rischiamo di non arrivarci al tunnel subportuale, come rischiamo di non riuscire più a uscire dalle autostrade o di bloccare i traffici del porto.

Questo è inaccettabile sia per la vita delle genovesi e dei genovesi che per l’economia del principale porto d’Italia.

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Stamattina ci siamo svegliati con una notizia preoccupante: la procura ha chiesto il fallimento di Amt. Credo sia necessario mettere un po' di ordine per non rendere ancora più confusa una situazione che è molto delicata.

Il fallimento di Amt, vista la grave situazione debitoria, era stato chiesto da un creditore il 15 ottobre. Il 9 dicembre la procura aveva dato parere favorevole, ma il 24 dicembre la composizione negoziata della crisi che abbiamo proposto al tribunale è stata accolta, mettendo l’azienda al riparo nonostante i 200 milioni e oltre di debito.

In sostanza, grazie alla procedura che abbiamo avviato come Comune di Genova appena ci siamo insediati, l'istanza di fallimento è stata congelata e possiamo procedere con il piano di risanamento per riparare i danni che ha lasciato la giunta di destra. 

Nelle prossime settimane, Amt approverà il bilancio del 2024, che chi ci ha preceduto non è stato in grado di consegnare alla città. In questo modo, ci sarà un primo passo verso il ritorno alla normalità.

La situazione di Amt è grave, lo diciamo dai primi giorni della nostra amministrazione anche di fronte all'ironia di una destra che diceva di averci lasciato "un gioiellino". Negli ultimi giorni qualcuno sembra aver cambiato idea, ammettendo l'esistenza del buco di bilancio dopo averlo negato per mesi. Forse sarebbe ora che chiedessero scusa ai genovesi.

La crisi purtroppo è reale, altrimenti non ci sarebbero disservizi e disagi per i cittadini. Ci assumiamo la responsabilità di risolvere questa situazione e chiediamo scusa alle genovesi e ai genovesi per quello che sta accadendo in questi giorni. Dobbiamo però dire una cosa: se Amt è ancora in piedi è grazie soprattutto al Comune di Genova che ha stanziato 22 milioni aggiuntivi negli ultimi sei mesi.

Altrimenti, Amt sarebbe fallita.
È finito il periodo della polvere sotto al tappeto, il tempo è galantuomo e la verità verrà a galla.

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Abbiamo deciso di cambiare passo nella cura del verde pubblico.

Genova è una città complessa, con tante alberature in zone molto frequentate e per questo serve un lavoro continuo, serio, non emergenziale.

Insieme ad @astergenova, ai tecnici comunali e all’assessora al Verde, @fracopp_, abbiamo avviato una task force operativa, con un protocollo condiviso che ci permetta di intervenire dove serve, con priorità chiare.

Parliamo di cifre. All’inizio del 2025 erano stati stanziati quattro milioni di euro per il verde pubblico e nel corso dell’anno era stato aggiunto un milione di euro: noi ora rendiamo strutturale quel milione e ne aggiungiamo un altro, portando a sei milioni i fondi a disposizione del verde pubblico. Così potremo agire più tempestivamente, con competenza e incisività.

Le nuove risorse ci consentono di potenziare il monitoraggio delle piante a rischio, intervenire su quelle pericolose e pianificare una sostituzione intelligente, che guardi in prospettiva ai prossimi dieci o vent’anni, anche in relazione alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Saremo nei quartieri per seguire i lavori sul campo e se il monitoraggio ci dirà che servono altre risorse, le stanzieremo. 

Genova ha l’età media più alta d’Europa: la prevenzione, per quanto riguarda il verde, non vuol dire solo sicurezza, ma significa creare zone d’ombra che possono essere spazi sociali a disposizione di tutte e tutti.

Ecco perché investire sul verde con competenza e programmazione vuol dire prendersi cura del benessere, della salute e della qualità della vita in tutti i nostri municipi.

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Oggi in consiglio comunale abbiamo dato la nostra solidarietà alla comunità iraniana a Genova e a chi, in Iran, sta lottando da anni per la propria libertà.

Nelle ultime settimane le città iraniane hanno fatto qualcosa di incredibilmente coraggioso per chiedere quello che tutti noi abbiamo: la democrazia, la libertà di poter vivere la propria vita, la libertà di poter avere una casa. In Iran le persone non solo vivono un momento di totale repressione dei diritti, ma con un'inflazione talmente alta che neanche chi ha un lavoro può permettersi di avere una casa.

Una situazione sociale esplosiva, aggravata da un regime che ha limitato e compresso qualsiasi tipo di libertà. Una nota particolare va al ruolo delle donne, che negli ultimi decenni hanno subito vessazioni di ogni tipo e che con grande coraggio, soprattutto donne giovanissime, stanno scendendo in piazza rischiando la vita.

Il regime degli ayatollah non ha nessun tipo di freno e lo sta dimostrando anche in queste ore sparando a vista sulla folla con migliaia di morti, con esecuzioni sommarie per le strade. Come accaduto nel 2022 per Mahsa Amini, torniamo a riparlare di una situazione che è completamente fuori controllo.

Genova è una città profondamente legata ai valori della pace, della resistenza, dell'indipendenza e credo che la nostra posizione unitaria in consiglio comunale, della quale ho profondo orgoglio, debba essere contro ogni forma di repressione.

È importante essere a fianco del popolo iraniano, a fianco della comunità iraniana a Genova: una comunità forte, orgogliosa, di persone che sono venute a lavorare e a studiare, che vivono il dramma di non sapere cosa sta succedendo alle persone che amano, alle loro famiglie.

Questa è la nostra mano tesa a chi vuole solo poter parlare, scegliere, poter vivere una vita che nel 2026 credo sia incredibile vedere oppressa e repressa in ogni forma. Questa amministrazione sarà sempre dalla parte della libertà, della democrazia, dalla parte di chi lotta per avere questi valori nella propria vita.

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Silvia Salis Sindaca di Genova