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Il Comune di Genova darà la cittadinanza onoraria alla memoria di Sandro Pertini, a 130 anni dalla sua nascita. Sono molto orgogliosa che il Consiglio comunale abbia approvato all’unanimità questa proposta.

Non è un semplice atto formale, ma un abbraccio della città a un uomo che non è nato qui, ma ha respirato l'aria dei nostri caruggi e della nostra testardaggine di Genova per molto tempo.

A pochi giorni dal 25 aprile, è anche un modo per onorare il cuore pulsante della nostra democrazia. Pertini non è stato solo il Presidente più amato, è stato un partigiano, un uomo che ha conosciuto il carcere e il confino, che non ha mai abbassato la testa di fronte alla dittatura.

Lo ringraziamo perché ha permesso alla nostra città di confermarsi baluardo della Resistenza, quando il 28 giugno 1960 si oppose fieramente all'organizzazione del congresso dell'MSI. Quel giorno era in piazza a ricordare che la libertà non è una concessione, ma una conquista quotidiana.

A Genova lo ricordiamo anche per aver diretto per oltre 20 anni, “Il Lavoro”, quotidiano storico della nostra città. E come dimenticare la sua presenza, da Presidente, al funerale di Guido Rossa nel 1979, quando mise personalmente la medaglia al petto dell'operaio ucciso dalle Brigate Rosse.

Negli anni del confino, mentre il regime cercava di spegnere la sua voce, Pertini condivideva con i padri fondatori dell'Europa unita il sogno di un continente libero, non un tecnicismo politico ed economico, ma una necessità storica per evitare che le gelosie nazionali tornassero a insanguinare il mondo. E la storia dimostra sempre di più quanto avesse ragione.

Pertini era anche un grande amico dello sport: tutti abbiamo negli occhi la sua esultanza ai Mondiali dell’82. Sapeva che lo sport è un linguaggio universale di pace e di riscatto, uno specchio dei valori costituzionali.

Dare la cittadinanza onoraria a Sandro Pertini vuol dire sottolineare come la politica può essere rigore, semplicità, ma soprattutto deve essere amore per la libertà.

"Si svuotino gli arsenali, si colmino i granai".
Genova non dimentica il suo Presidente.

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Il 25 aprile è il giorno in cui l'Italia ha ritrovato la libertà, dopo gli anni più bui della dittatura e della guerra, chiudendo una pagina schifosa del nostro passato.

Per Genova, per noi, la Festa della Liberazione ha un valore ancora più profondo: la nostra città è medaglia d'oro al Valor Militare per la Resistenza, è stata la prima a liberarsi da sola dai nazifascisti e l'unica in Europa in cui le truppe tedesche si sono arrese ai partigiani.

È una storia di coraggio, di dignità, di donne e uomini che hanno sacrificato la loro vita scegliendo da che parte stare e hanno restituito la libertà al nostro Paese.

Ecco perché chiedo a tutte e tutti i genovesi una grande partecipazione ai momenti istituzionali, a partire dal grande corteo del 25 aprile mattina che si concluderà in piazza Matteotti con l'orazione di Benedetta Tobagi.

Ma quest'anno vogliamo fare di più. Grazie a tante realtà che animano la vita culturale della nostra città, nasce "EraOra", il Festival della Liberazione. Un programma diffuso di eventi per coinvolgere luoghi, linguaggi e generazioni diverse: talk, musica, spettacoli e sport perché davvero tutta la città possa festeggiare la Liberazione e portare avanti i valori della Resistenza. Ci saranno anche tanti ospiti, tra cui, solo per citarne qualcuno, Adelmo Cervi, Ascanio Celestini e Luca Misculin.

Trovate tutti gli appuntamenti, dal 23 al 25 aprile con qualche anticipazione anche il 21 e il 22, sul sito visitgenoa.

Ricordare la Liberazione significa custodire i valori su cui si fondano la nostra democrazia e la nostra Costituzione. Significa far vivere ogni giorno quella libertà che Genova ha saputo riconquistare grazie a donne e uomini che non dobbiamo mai dimenticare.

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La sicurezza stradale è un tema a cui questa giunta tiene molto, ed è per questo che insieme all’assessore @emilio.robotti ci stiamo lavorando con particolare cura.

Gli incidenti a Genova stanno diminuendo, ma il numero resta ancora troppo alto. Per questo abbiamo messo a punto una serie di Zone 30 in tutti i Municipi, soprattutto nelle aree più sensibili, come quelle vicine a scuole e ospedali, dove serve ancora più attenzione.

Sono stata a Sampierdarena per seguire i lavori della nuova Zona 30 tra Villa Scassi e via Cantore. Stiamo realizzando segnaletica verticale e orizzontale, insieme ad attraversamenti ad alta visibilità, perché sia subito chiaro a chi guida di trovarsi in un’area dove la velocità deve essere ridotta.

L’obiettivo non è soltanto mettere cartelli o tracciare linee sull’asfalto, ma costruire un’idea diversa di Genova: una città in cui tutti possano sentirsi più sicuri, dai bambini agli anziani, dalle persone con ridotta mobilità a chi ogni giorno vive e attraversa questi quartieri.

Le Zone 30 servono esattamente a questo: abbassare la velocità significa ridurre i rischi, aumentare la sicurezza reale e anche quella percepita.

È un lavoro in cui crediamo e che continueremo a portare avanti, a partire dalla delibera di giunta sulle Zone 30 che approveremo la prossima settimana. Vogliamo una Genova più sicura, più protetta e con quartieri più a misura di cittadino.

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Ciao papà, oggi avresti compiuto 76 anni. 
Sei sempre con noi. Ti vogliamo bene.

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Il tema della sicurezza nelle grandi città va affrontato con un'ottica tecnica, sgombrando il campo da populismo e propaganda. Noi sindaci non ce lo possiamo permettere perché dobbiamo dare risposte ai cittadini e ai territori tutti i giorni, dobbiamo andare al sodo, indipendentemente da chi è il nostro interlocutore governativo.

I Comuni stanno facendo di tutto per mettere in campo tutte le risorse che hanno e anche di più. Ma sono in difficoltà di fronte a un Governo che usa la sicurezza solo come chiave di contrapposizione politica. 

Quello che noi sindaci chiediamo al Governo non è evitare di assumerci responsabilità, ma strumenti per assumercele bene e per aiutare a trovare una strategia comune, interforze, che è quella di cui abbiamo bisogno.

17 milioni di cittadini italiani vivono nelle città metropolitane, un cittadino italiano su tre, e senza una strategia di sicurezza integrata tra il Governo e le città metropolitane le cose non potranno mai migliorare. Anzi.

Servono meno slogan, meno casacca politica e più volontà di cooperare, perché credo che il successo della sicurezza, reale e percepita, delle grandi città, anche se guidate dal centrosinistra, sia un successo che possa portare bene al governo.

Invece, scaricare la responsabilità della sicurezza sui sindaci è qualcosa che non sta portando bene a questo Governo e che, soprattutto, non porta bene al Paese.

Oggi a Palazzo Ducale, con il Prefetto Gabrielli, i sindaci @sarafunaro, @matteoleporebo e @leccese.vito, rispettivamente di Firenze, Bologna e Bari e i comandanti delle Polizie locali, ci siamo confrontati sul tema della sicurezza nelle città metropolitane.

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Silvia Salis Sindaca di Genova