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Torniamo a parlare di Amt per proseguire quel percorso di trasparenza che abbiamo promesso da inizio mandato, quando abbiamo scoperto le condizioni disastrose in cui ci sono stati lasciati i conti della nostra azienda per il trasporto pubblico. 

Oggi pomeriggio il consiglio di amministrazione ha approvato il bilancio del 2024, con una perdita di 55,9 milioni: è la più grande nella storia di Amt, ma il centrodestra diceva di averci lasciato un gioiellino. E allora perché questo bilancio non è stato approvato nei tempi dovuti, quando a guidare la città c’erano loro? 

Cifre alla mano, alla fine del 2024 i debiti complessivi di Amt ammontano a 280 milioni, di cui oltre 73 nei confronti delle banche e più di 85 nei confronti dei fornitori. Solo queste due voci sono peggiorate in un anno di quasi 63 milioni.

Non ci sono solo i debiti. Nel 2024, Amt ha perso 67,5 milioni di capitale, chiudendo l’anno con un patrimonio negativo di 37,5 milioni. 

Ora tocca a noi fare uno sforzo economico enorme e tentare ogni strada per evitare il fallimento dell'azienda. Ecco perché assieme al bilancio 2024 è stato approvato anche il piano di risanamento. Il Comune di Genova da solo non ce la può fare, non ha abbastanza risorse finanziarie: è necessario che tutte le altre istituzioni pubbliche collaborino al salvataggio di Amt. A partire dalla Regione. Ora i conti ci sono, anche li hanno in bozza già da una settimana. 

Un ringraziamento a tutti coloro che da mesi lavorano incessantemente per il risanamento dell’azienda, a tutti i lavoratori e alle lavoratrici di Amt, agli utenti: siamo ben consapevoli dei disagi del servizio in questi mesi, ma stiamo lavorando incessantamente per riportarlo a quello che la città merita.

Un appello, infine, a chi in questi mesi ci ha accusato di terrorizzare le banche e i fornitori dicendo questi numeri e la verità: ci vuole serietà quando si tratta della cosa pubblica, e rispetto per il lavoro che stiamo facendo per salvare Amt dal fallimento.

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Ieri siamo stati tutto il giorno nel municipio Levante, per la terza giunta itinerante. Ringrazio il presidente Federico Bogliolo perché è stata una giornata importante per toccare con mano e vedere quali sono le tematiche più rilevanti per il territorio, quali sono le emergenze, quali sono le attività che vanno bene e che vanno sostenute.

Come ormai di consueto, al mattino abbiamo riunito la giunta comunale nella sede del Municipio, abbiamo incontrato la giunta municipale e il consiglio. Mentre nel pomeriggio ci siamo dedicati ai sopralluoghi. Tra i temi più rilevanti per questo territorio, ma per il futuro di tutta la città, c'è il progetto di convertire l'ex ospedale psichiatrico di Quarto in uno studentato, in collaborazione e con il sostegno di Cassa depositi e prestiti. 

Questo è un municipio che ha aree verdi molto estese, ma soprattutto alberature che richiedono grande attenzione e la nostra task force sta facendo un grande lavoro. E sempre in tema di cura del territorio, c’è una grande attenzione per il contrasto all’abbandono di rifiuti ingombranti per smantellare questo fenomeno odioso che aggiunge degrado alla città. Abbiamo anche annunciato che presto potrà riaprire il secondo piano di Villa Luxoro, a Nervi, che tornerà così al suo massimo splendore. 

Nei miei sopralluoghi, dopo un breve passaggio in via Redipuglia per un problema alla rete idrica scoperto ieri mattina che rischia di creare difficoltà al cantiere del Nuovo Gaslini, mi sono dedicata alle scuole Jessie Mario e Rinaldo Enrico, a Borgoratti, per capire come dalle necessità di ristrutturazione di un istituto possano nascere collaborazioni e sinergie utili per tutto il quartiere. 

Infine, ho concluso la giornata al Monte Moro dove abbiamo incontrato le associazioni e i giovani del territorio che si prendono cura di questo luogo meraviglioso e abbiamo preso l’impegno di studiare un progetto per il futuro, per sfruttare al meglio questo paradiso.

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Anche Genova ha aderito in questi giorni a #tutticontano, la Rilevazione nazionale delle persone senza dimora, promossa da Istat e realizzata da fio.PSD e tanti volontari in 14 grandi città italiane. Solo nella nostra città, 310 volontari, affiancati da operatori esperti, sono stati suddivisi in circa 50 squadre su 48 zone per coprire tutti e nove i Municipi.

La risposta di volontarie e volontari è stata commovente. Nella serata di lunedì 26 ho partecipato anche io al censimento, insieme alle nostre assessore e ai nostri assessori. Siamo partiti dall’asilo notturno Massoero e poi in strada con un gruppo di volontari nel centro città, tra piazza De Ferrari, via XX Settembre, via XII Ottobre e Piccapietra.

Questa rilevazione non è solo un conteggio, è un modo per dire una cosa tanto semplice quanto necessaria: non devono esistere persone invisibili. Tutti devono essere visti, incontrati, ascoltati.

Sappiamo che non si può mai fare abbastanza e che le istituzioni, da sole, non riescono a rispondere a tutto. Per questo il volontariato è una forza preziosa: mette in circolo tempo, cura, presenza. E ci aiuta ad arrivare dove lo Stato non riesce a intervenire con risorse proprie.

Genova non vuole lasciare indietro nessuno. E questo, prima di tutto, significa non distogliere lo sguardo.

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La differenza tra il pensiero di destra e il pensiero progressista è questa: il pensiero di destra deve alimentare una paura, il nemico è sempre alle porte, c'è sempre qualcosa dal quale difendersi. Portare avanti un pensiero progressista è più complesso, perché deve alimentare la speranza e non la paura. Quando c'è da alimentare la paura è molto facile trovare un nemico che di volta in volta cambia.

Credo che il problema della sicurezza sia il più grande fallimento di questo governo. È stato il loro cavallo di battaglia in campagna elettorale e più in generale si fanno fregio di essere quelli che sanno gestire la sicurezza, però i dati parlano chiaro: la sicurezza nelle strade è peggiorata.

Su questo tema il centrodestra ha un atteggiamento un po' schizofrenico, perché sostiene che in Italia la sicurezza sia migliorata da quando ci sono loro, ma è peggiorata in tutte le grandi città. Peccato che le città metropolitane contino a spanne 20 milioni di abitanti. È molto comodo scaricare questo problema sui governi delle città che sono quasi tutte di centrosinistra.

Su questo, in particolare, sono usciti i dati sulla sicurezza sulle città italiane e Genova è peggiorata, ma è peggiorata nel 2024. I presidi di Fratelli d'Italia territoriali sono riusciti ad attaccarmi, forse non leggono o utilizzano i dati a proprio piacimento, però ho ricordato sommessamente che il nostro governo della città è partito da fine maggio del 2025.

Riescono a creare nemici immaginari anche quando nel 2024 Genova era guidata dal centrodestra, la regione, poi sappiamo tutti come è finita, era guidata dal centrodestra, il governo è di centrodestra.

Ecco una parte del mio intervento ieri sera a @dimartedila7, su @la7_tv

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Il 27 gennaio 1945 il mondo ha visto aprirsi i cancelli di Auschwitz. Oggi è la Giornata della Memoria e a Genova l’abbiamo celebrata a Palazzo Ducale con @antonioscurati, assieme a tante e tanti giovani. Sbagliamo se pensiamo che quell’orrore sia qualcosa di lontano da noi. Non è lontano da questo Paese, che nel 1938 ha promulgato le leggi razziali che furono il pilastro dell’antisemitismo. Si pensa che il fascismo sia nato dalla violenza, invece si è nutrito di violenza ed è nato dall’indifferenza, un sentimento ancor più pericoloso. 

Viviamo un periodo storico in cui il pericolo è ancora vicino: mi riferisco a Paesi come l’Iran, che hanno visto cancellare in un istante libertà conquistate nel corso dei decenni, e agli Stati Uniti, la più grande democrazia del mondo, dove civili vengono uccisi per strada da forze dell’ordine a cui viene delegata la protezione da un nemico immaginario.

Tutto questo ci deve spaventare, e giornate come questa servono, soprattutto ai più giovani, per sviluppare gli anticorpi: il fascismo è un atteggiamento politico e mentale del potere e non è finito, esiste nella vita di tutti i giorni quando si incontrano persone fasciste che non sanno di esserlo, politici fascisti che non sanno di esserlo, Paesi fascisti che si vantano di essere democratici. Dobbiamo essere in grado di riconoscere le nuove forme di fascismo.

Il fascismo è come un bullo che se la prende con il più debole, sono dei vigliacchi perché attaccano sempre chi ha meno forza. Il fascismo si combatte con la cultura contro la semplificazione del più forte contro il più debole, della sicurezza contro il caos, del “ci penso io” a discapito delle libertà personali. Si pensa che la storia sia una linea retta verso il progresso, invece fa delle curve, può anche tornare indietro, e si rischia di regredire in modo istantaneo senza nemmeno rendersene conto.

Chiunque porti avanti un’idea progressista di società troverà a Genova una casa sicura, una città aperta, accogliente, dove tutti devono essere visti e dove non esiste qualcuno di più forte. La memoria ci dà gli anticorpi contro ogni tipo di fascismo, verso un mondo dove i più deboli hanno voce e non vengono schiacciati.

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In tante e tanti mi avete scritto per raccontarmi l’emergenza che stanno vivendo le scuole dell’infanzia di Genova. 

Da mamma, prima ancora che da sindaca, non posso accettare che i bambini arrivino a scuola e vengano rimandati a casa perché quella mattina non ci sono gli insegnanti e vi assicuro che farò qualsiasi cosa perché questo non accada più. 

Il servizio pubblico deve essere certo e garantito. 

Ci stiamo lavorando da settimane e oggi abbiamo presentato la nostra risposta emergenziale da qui a fine giugno. Daremo vita da subito a una task force di nove insegnanti che saranno assunti a tempo determinato dal Comune attingendo dall’elenco degli educatori per le supplenze brevi. Ed entro il mese di marzo assumeremo sempre a tempo determinato altri 20 persone dal concorso bandito dal Comune venerdì scorso. 

In attesa di completare tutte le procedure per l’assunzione del personale necessario, l’organico sarà temporaneamente rafforzato con cinque educatori del terzo settore. Una misura emergenziale che sappiamo non essere vista di buon grado dai sindacati, ma è l’unica risposta possibile che ci consentirà di assicurare il servizio. 

Per il prossimo anno scolastico, inoltre, abbiamo deciso che non verrà chiusa nessuna scuola rispetto all’offerta di quest’anno. L'unica differenza riguarderà la scuola “Arcobaleno” di Borzoli, in trattativa per passare sotto la gestione statale. A marzo, quando saranno chiuse le iscrizioni, faremo il piano degli insegnanti con i sindacati e inizieremo a impostare un percorso per ottimizzare i servizi nel futuro. Inoltre, a settembre provvederemo all’assunzione a tempo indeterminato di almeno altri dieci insegnanti.

In una città che viene ricordata troppo spesso solo perché è tra quelle con l’età media più avanza d’Europa, dobbiamo fare il possibile e l’impossibile per garantire servizi essenziali ai più piccoli e alle giovani famiglie.

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Bisogna usare bene le parole e capirne il significato: Guido Rossa è stato un martire. Un martire del lavoro, della democrazia, della libertà. Domani saranno 47 anni dalla suo assassinio.

Era un operaio dell’Italsider di Cornigliano, delegato sindacale Fiom e comunista. È stato ammazzato perché ha avuto il coraggio di stare dalla parte giusta, in un momento difficilissimo per il Paese. 

Stamattina lo abbiamo ricordato in via Fracchia, a Genova, dove fu ucciso, e all’ex Ilva, la sua fabbrica. 

Guido Rossa ha scelto rischiando la vita, sapeva a cosa stava andando incontro e lo ha fatto lo stesso. Erano anni in cui il terrorismo tentava di entrare nelle fabbriche, di piegare il lavoro alla paura, permettendo così di fare quel gioco strumentale e subdolo di accostare le lotte operaie al terrorismo. Il suo sacrificio fu l’inizio della fine delle Brigate Rosse e di quel racconto che, a qualcuno, faceva comodo. 

Oggi c’erano tante ragazze e tanti ragazzi ad ascoltare la storia di Guido Rossa. Li ringrazio perché anche loro hanno scelto di esserci. La democrazia si sceglie ogni giorno: ogni gesto della vostra vita indebolisce o rafforza la democrazia. E ringrazio i professori, perché anche insegnare non è mai un’azione neutra. 

Genova deve continuare a essere un luogo di democrazia, di libertà, di difesa del lavoro e dell’industria, che è un grande elemento di indipendenza di questo Paese. 

Oggi ricordiamo un nostro grande concittadino che ha cambiato la storia del Paese e ha dato ulteriore dignità alla lotta operaia. Un sindacalista, un comunista che ha dato la vita per ricordarci che ci sono lotte che vale sempre la pena di combattere.

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Il monitoraggio e la messa in sicurezza dei ponti e degli impalcati, secondo la nuova normativa del 2022, è la grande emergenza di Genova. In città ne abbiamo circa 650 e non pochi sono addirittura antecedenti al Ponte Morandi.

Abbiamo iniziato le ispezioni, poi bisogna fare il monitoraggio e successivamente servono le risorse per la messa in sicurezza delle infrastrutture che non rispettano i nuovi standard di sicurezza. Rischiamo di dover chiudere un numero di ponti e impalcati incredibile, di bloccare la circolazione in città, i collegamenti con il porto e i traffici commerciali.

Regione e Autorità portuale si sono rese disponibili a darci le risorse per i monitoraggi, che ammontano a circa 9,5 milioni. Ma ora bisogna trovare i fondi per fare i lavori. Dai primi cento tra ponti e impalcati ispezionati, è emersa la necessità di intervenire su 30 per un importo di circa 120 milioni. Facendo una proiezione su tutti i ponti e impalcati della città, rischiamo di arrivare a una cifra tra i 700 milioni e il miliardo.

Il Comune ha chiesto ad Autostrade per l'Italia di dedicare a questi interventi una parte delle risorse previste nell’accordo per i ristori e non ancora impegnati, per quasi 48 milioni. Ma la Regione non si è detta disponibile a modificare l’accordo, che è sottoscritto anche da Aspi e Autorità portuale, perché vuole che si completino i lavori per la smart city.

Certo, sono importanti anche quelli e proiettano la città nel futuro, ma nel futuro bisogna arrivarci ed è complicato farlo se bisogna chiudere ponti e impalcati uno dietro l’altro. Credo sia più importante la sicurezza della città, che ha già pagato troppo per l’incuria delle infrastrutture e lavori che si sarebbero dovuti fare da anni e anni.

Genova è una città che si aspetta grandi infrastrutture, come il tunnel subportuale, ma così rischiamo di non arrivarci al tunnel subportuale, come rischiamo di non riuscire più a uscire dalle autostrade o di bloccare i traffici del porto.

Questo è inaccettabile sia per la vita delle genovesi e dei genovesi che per l’economia del principale porto d’Italia.

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Silvia Salis Sindaca di Genova