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Chi mette in discussione l’antifascismo mette in discussione l’identità di Genova.

Stamattina per l’81esimo anniversario della Liberazione sono intervenuta allo stabilimento di Ansaldo Energia. Parlare tra quelle mura che profumano di ferro, ingegno e fatica, non è come farlo in una piazza qualsiasi: la nostra Liberazione è passata non solo per le battaglie tra i monti e i caruggi del centro storico, ma anche attraverso i cancelli di queste fabbriche, dove il rumore delle macchine diventava il silenzio assordante dello sciopero e della sfida al nazifascismo. 

La Resistenza è passata attraverso la disobbedienza quotidiana di chi rischiava il lavoro, la libertà, la vita e ha messo a dura prova i piani orribili e schifosi dei nazifascisti.

Non c’è un eccidio dove non ci sia stato un tributo di sangue di lavoratrici e lavoratori, e in Ansaldo ogni categoria ha pagato con la vita, dall’allievo operaio all’alto dirigente: 82 morti. Senza contare gli oltre 1500 operai genovesi che vennero strappati alle loro famiglie e deportati a Mauthausen. Uomini e donne che indossavano i fieri abiti degli operai ed entravano in fabbrica per produrre.

I partigiani in montagna e gli operai ai torni sono stati due braccia dello stesso corpo: uomini e donne che hanno salvato il pane di chi sarebbe venuto dopo.

In questo luogo la storia si fa presente, non è qualcosa da leggere solo sui libri o sulle lapidi, oggi la Resistenza è difendere il salario, il lavoro. Difendere queste fabbriche è un atto di patriottismo civile, come lo fu nascondere le armi tra i torni 80 anni fa.

La dignità umana non è negoziabile in nessun modo e le radici della nostra convivenza affondano in quei valori di giustizia sociale e libertà che sono nati proprio qui, tra la polvere e le scintille delle fabbriche.

Con il loro lavoro, gli operai continuano a rendere Genova una città libera, orgogliosa e fiera delle sue radici e della sua storia operaia. Viva l’Ansaldo, viva il lavoro, viva Genova, viva la Resistenza.

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Il Comune di Genova darà la cittadinanza onoraria alla memoria di Sandro Pertini, a 130 anni dalla sua nascita. Sono molto orgogliosa che il Consiglio comunale abbia approvato all’unanimità questa proposta.

Non è un semplice atto formale, ma un abbraccio della città a un uomo che non è nato qui, ma ha respirato l'aria dei nostri caruggi e della nostra testardaggine di Genova per molto tempo.

A pochi giorni dal 25 aprile, è anche un modo per onorare il cuore pulsante della nostra democrazia. Pertini non è stato solo il Presidente più amato, è stato un partigiano, un uomo che ha conosciuto il carcere e il confino, che non ha mai abbassato la testa di fronte alla dittatura.

Lo ringraziamo perché ha permesso alla nostra città di confermarsi baluardo della Resistenza, quando il 28 giugno 1960 si oppose fieramente all'organizzazione del congresso dell'MSI. Quel giorno era in piazza a ricordare che la libertà non è una concessione, ma una conquista quotidiana.

A Genova lo ricordiamo anche per aver diretto per oltre 20 anni, “Il Lavoro”, quotidiano storico della nostra città. E come dimenticare la sua presenza, da Presidente, al funerale di Guido Rossa nel 1979, quando mise personalmente la medaglia al petto dell'operaio ucciso dalle Brigate Rosse.

Negli anni del confino, mentre il regime cercava di spegnere la sua voce, Pertini condivideva con i padri fondatori dell'Europa unita il sogno di un continente libero, non un tecnicismo politico ed economico, ma una necessità storica per evitare che le gelosie nazionali tornassero a insanguinare il mondo. E la storia dimostra sempre di più quanto avesse ragione.

Pertini era anche un grande amico dello sport: tutti abbiamo negli occhi la sua esultanza ai Mondiali dell’82. Sapeva che lo sport è un linguaggio universale di pace e di riscatto, uno specchio dei valori costituzionali.

Dare la cittadinanza onoraria a Sandro Pertini vuol dire sottolineare come la politica può essere rigore, semplicità, ma soprattutto deve essere amore per la libertà.

"Si svuotino gli arsenali, si colmino i granai".
Genova non dimentica il suo Presidente.

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Il 25 aprile è il giorno in cui l'Italia ha ritrovato la libertà, dopo gli anni più bui della dittatura e della guerra, chiudendo una pagina schifosa del nostro passato.

Per Genova, per noi, la Festa della Liberazione ha un valore ancora più profondo: la nostra città è medaglia d'oro al Valor Militare per la Resistenza, è stata la prima a liberarsi da sola dai nazifascisti e l'unica in Europa in cui le truppe tedesche si sono arrese ai partigiani.

È una storia di coraggio, di dignità, di donne e uomini che hanno sacrificato la loro vita scegliendo da che parte stare e hanno restituito la libertà al nostro Paese.

Ecco perché chiedo a tutte e tutti i genovesi una grande partecipazione ai momenti istituzionali, a partire dal grande corteo del 25 aprile mattina che si concluderà in piazza Matteotti con l'orazione di Benedetta Tobagi.

Ma quest'anno vogliamo fare di più. Grazie a tante realtà che animano la vita culturale della nostra città, nasce "EraOra", il Festival della Liberazione. Un programma diffuso di eventi per coinvolgere luoghi, linguaggi e generazioni diverse: talk, musica, spettacoli e sport perché davvero tutta la città possa festeggiare la Liberazione e portare avanti i valori della Resistenza. Ci saranno anche tanti ospiti, tra cui, solo per citarne qualcuno, Adelmo Cervi, Ascanio Celestini e Luca Misculin.

Trovate tutti gli appuntamenti, dal 23 al 25 aprile con qualche anticipazione anche il 21 e il 22, sul sito visitgenoa.

Ricordare la Liberazione significa custodire i valori su cui si fondano la nostra democrazia e la nostra Costituzione. Significa far vivere ogni giorno quella libertà che Genova ha saputo riconquistare grazie a donne e uomini che non dobbiamo mai dimenticare.

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La sicurezza stradale è un tema a cui questa giunta tiene molto, ed è per questo che insieme all’assessore @emilio.robotti ci stiamo lavorando con particolare cura.

Gli incidenti a Genova stanno diminuendo, ma il numero resta ancora troppo alto. Per questo abbiamo messo a punto una serie di Zone 30 in tutti i Municipi, soprattutto nelle aree più sensibili, come quelle vicine a scuole e ospedali, dove serve ancora più attenzione.

Sono stata a Sampierdarena per seguire i lavori della nuova Zona 30 tra Villa Scassi e via Cantore. Stiamo realizzando segnaletica verticale e orizzontale, insieme ad attraversamenti ad alta visibilità, perché sia subito chiaro a chi guida di trovarsi in un’area dove la velocità deve essere ridotta.

L’obiettivo non è soltanto mettere cartelli o tracciare linee sull’asfalto, ma costruire un’idea diversa di Genova: una città in cui tutti possano sentirsi più sicuri, dai bambini agli anziani, dalle persone con ridotta mobilità a chi ogni giorno vive e attraversa questi quartieri.

Le Zone 30 servono esattamente a questo: abbassare la velocità significa ridurre i rischi, aumentare la sicurezza reale e anche quella percepita.

È un lavoro in cui crediamo e che continueremo a portare avanti, a partire dalla delibera di giunta sulle Zone 30 che approveremo la prossima settimana. Vogliamo una Genova più sicura, più protetta e con quartieri più a misura di cittadino.

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Silvia Salis Sindaca di Genova