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Ieri per la nostra quinta Giunta itinerante siamo stati nel Municipio VI Medio Ponente, un territorio che ha dato tanto allo sviluppo industriale di Genova e del Paese, e che per questo merita attenzione e risposte concrete.

Uno dei temi più rilevanti è la presenza di Fincantieri: una grande realtà industriale che rappresenta un’opportunità importante, ma che ha un impatto sociale molto forte. Per questo, nelle scorse settimane, ho incontrato l’amministratore delegato Pierroberto Folgero, che mi ha dato garanzie sulla volontà di riconvertire alcuni spazi industriali in aree di socialità da vivere durante e dopo l’orario di lavoro, aperte ai lavoratori, alle loro famiglie e alla cittadinanza.

Tra le conseguenze della presenza di molti lavoratori stranieri e delle loro famiglie c’è l’aumento del numero di bambini che arrivano nelle scuole del territorio senza parlare italiano. È un tema che va affrontato con serietà e sarà fondamentale poter contare su mediatori culturali capaci di accompagnarli nel loro percorso didattico.

Nel Municipio Medio Ponente c'è un tessuto commerciale e sociale molto attivo, per questo abbiamo incontrato i rappresentanti delle categorie economiche, dei CIV e dei comitati del territorio. La giornata è proseguita con visite e sopralluoghi: siamo stati al Mercato del Ferro, ragionando sulla sua possibile riconversione in un luogo di socialità, e poi a Villa Bombrini, anche in relazione allo sviluppo di un’area sportiva nel parco.

Durante la giunta abbiamo affrontato anche il tema della casa, alla luce della decisione del governo di tagliare 970 milioni destinati all’edilizia residenziale pubblica. Per Genova significa perdere 13 milioni, con una ricaduta pesantissima: non potremo ristrutturare 600 appartamenti, al momento vuoti, che potrebbero accoglie tante persone che aspettano di vedere riconosciuto il diritto ad avere una casa dignitosa.

È una scelta che mette a rischio la tenuta sociale dei territori. Come accade anche sul fronte della sicurezza, le politiche governative incidono in modo diretto sulla vita dei Comuni. Chiediamo attenzione, cura e strumenti concreti per poter agire davvero e migliorare la vita dei cittadini.

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Oggi ci ha lasciati uno tra i più grandi cantautori italiani e tra i principali esponenti della scuola genovese. Con la scomparsa di Gino Paoli perdiamo una voce unica, capace di raccontare con straordinaria sensibilità l’animo umano e il suo tempo. 

Autore raffinato, dalla voce inconfondibile, ha segnato profondamente la musica italiana e il patrimonio culturale della nostra città dagli anni Sessanta in poi. Le sue canzoni, la sua poesia intrisa di malinconia, hanno contribuito a rinnovare profondamente la canzone d’autore italiana e a ispirare generazioni di musicisti. 

A nome mio, della giunta e dell’amministrazione comunale, esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Il suo ricordo e la sua arte resteranno con noi per sempre.

Senza fine, Gino.

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Il NO ha vinto e lo ha fatto in modo netto, chiaro, inequivocabile con una bellissima partecipazione al voto. 

Gli italiani hanno deciso di difendere la nostra Costituzione da una riforma che non migliorava la giustizia, ma puntava solo a indebolire la magistratura assoggettandola al potere politico. 

Gli italiani hanno detto NO alla strategia della paura, dell'aggressività e del populismo della destra. Hanno detto NO a una riforma che è diventata subito voto politico, e ora quella politica da questo voto deve trarre le conseguenze. 

Sono orgogliosa della partecipazione al voto di Genova. In città hanno votato oltre il 63% degli aventi diritto e il NO ha vinto con 10 punti in più rispetto alla media nazionale. I genovesi hanno dimostrato di avere una coscienza civile attiva e voglia di partecipare al voto. 

Le persone hanno bisogno di pragmatismo, di concretezza. Il campo progressista deve tornare a parlare dei problemi che le italiane e gli italiani affrontano ogni giorno: sicurezza, salute, lavoro e pressione fiscale. 

È il momento che il centrosinistra e le forze progressiste diano una risposta compatta al Paese. Così batteremo la destra.

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“La cosa più importante della nostra vita è aver scelto la nostra parte”.

Oggi al seggio per votare al Referendum mi ha accompagnato questa frase della nostra concittadina madre costituente e partigiana Teresa Mattei.

È importante che tutte e tutti noi esercitiamo il nostro diritto di voto, con il pensiero rivolto soprattutto a chi continua a trovare difficoltà nel poter partecipare alla vita democratica del nostro Paese, come le tante e i tanti fuorisede.

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Udite udite! La destra genovese ha scoperto che sono sampdoriana e che nel mio staff ci sono persone che condividono con me la stessa passione. E ha scoperto che ogni tanto vado allo stadio. Sacrilegio!

Sono ossessionati dalla mia presenza, la loro azione ormai è un Grande Fratello perenne sulla mia vita e su quella dei miei collaboratori. Evidentemente i dossieraggi e le calunnie della campagna elettorale non sono bastati.

In consiglio comunale non posso alzarmi per andare in bagno, che subito qualcuno chiede dove sia andata la sindaca. A loro interessa se vado alla prima della Scala o a una partita, però non gli interessa di averci lasciato AMT con oltre 200 milioni di debiti, oppure che Amiu non abbia costruito in anni di loro governo un impianto per chiudere il ciclo dei rifiuti. Problemi che ci costano uno sforzo amministrativo enorme.

Non vi permetto di sindacare sulla mia vita privata o su quella dei miei collaboratori, almeno finché si tratta di attività lecite e legali.

Mi avete scoperto: ieri sera, su invito della sindaca di Carrara, sono andata a vedere Carrarese-Sampdoria. Sono partita dopo le 18, dopo aver ultimato alcuni incontri in Città Metropolitana, e sono andata con la mia auto, senza nessun esborso per il Comune.

Mi è sembrato normale, ad esempio, che il sindaco di Spezia sia venuto a Genova a vedere Sampdoria-Spezia qualche settimana fa, però non vi ho visto indignati quando l’ex presidente della Regione è andato a Singapore a vedere il Gran Premio di F1.

Volete verificare gli orari di servizio dei miei collaboratori? Fatelo pure. Scoprirete che lavorano molto più di quello che dovrebbero. Chiedete rispetto per le istituzioni? Sarebbe il caso che iniziaste a mostrarlo anche voi. Volete criticare la nostra attività amministrativa? Fatelo, ma sui contenuti.

Rassegnatevi: Genova con noi è tornata ad avere un appeal che quando governavate non aveva. Ogni giorno riceviamo inviti in Italia e all’estero per partecipare a eventi e parlare della nostra attività amministrativa. Non rosicate, gioite finalmente per l’interesse ritrovato per Genova. Ma soprattutto lasciate stare la mia vita, quella dei miei collaboratori e quella dei miei amici.

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Nei giorni scorsi in Prefettura abbiamo affrontato un tema che sta soffocando il centro storico: quello della sicurezza legata allo spaccio e alla tossicodipendenza.

Serve un intervento massiccio sul territorio, c'è bisogno di soluzioni più articolate e più forti. Come amministrazione stiamo mettendo in campo politiche sociali di medio e lungo periodo per ridurre l’incremento delle tossicodipendenze, ma siamo di fronte a un’emergenza che va affrontata subito.

È urgente un’azione concreta: più unità di strada e una presa in carico più sistematica delle persone con problemi di tossicodipendenza. La cittadinanza deve vedere un cambio di passo.

Dobbiamo anche essere chiari su un punto: se ci sono persone in overdose o in condizioni di forte fragilità che non commettono reati, non possono essere la Polizia locale o le forze dell’ordine a prenderle in carico con il rischio di lasciare scoperto il territorio.

I cittadini vivono tutto questo anche come un grande tema di sicurezza, ed è giusto ascoltare questo disagio. Ma come istituzioni abbiamo il dovere di distinguere il problema della sicurezza da quello sociosanitario. La Polizia locale e le forze dell’ordine devono occuparsi di sicurezza, non possiamo chiedere loro di svolgere un compito sociosanitario. Serve un cambio di paradigma.

Per questo abbiamo chiesto il supporto della Regione per potenziare le unità di strada con personale sanitario e sociosanitario e stiamo valutando di redistribuire i servizi sociosanitari in spazi più adeguati. Ascoltando le richieste dei cittadini, ad esempio, stiamo pensando di riorganizzare i servizi del Drop-In di Vico della Croce Bianca. Il presidio rimarrà aperto, ma tornerà al suo ruolo originale. L’attuale sovraccarico di servizi in quegli spazi genera un malessere pesantissimo in quell’area.

Nessun servizio verrà chiuso, perché sono tutti necessari. Ma vanno rimodulati, suddivisi e in alcuni casi spostati.

Le risposte che il centro storico chiede non possono aspettare mesi. Servono interventi pratici, veloci, visibili ed efficaci. Siamo al lavoro per realizzarli.

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Silvia Salis Sindaca di Genova