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Una piazza stracolma, un corteo emozionante. Essere la sindaca di Genova è un privilegio ogni giorno, ma oggi lo è un po’ di più. Genova si è liberata da sola, una conquista per cui, nel momento più buio della storia, questa città ha saputo lottare insieme. E quando una città decide di salvarsi da sola, cambia per sempre la sua coscienza. 

Grazie a Benedetta Tobagi per la sua testimonianza, per averci raccontato come la Resistenza non sia stata soltanto frutto del coraggio di migliaia di uomini ma anche di migliaia di donne. Un coraggio che non è nato dall’attesa, dall’abitudine, dalla rassegnazione, ma dalla voglia di metterci la faccia, a tutti i costi.

È per onorare tutto questo che non possiamo, non dobbiamo avere paura di dire che il 25 aprile è la Festa della Liberazione sì per tutti, ma non di tutti. Non può essere la festa di chi scelse la parte sbagliata della storia e ancora oggi fatica a decidere da che parte stare. Non può essere la festa di chi ancora oggi usa la forza per schiacciare i popoli indifesi o di chi sostiene chi lo fa. Non può essere la festa di chi fa del sopruso e della sopraffazione del più debole il suo stile di vita. Non può essere la festa di chi stupra, picchia e insulta le donne. 

Prima dicevano che parlare di antifascismo, celebrare ed esaltare la Resistenza era divisivo, ora addirittura ci dicono che è anacronistico. Sarà un caso che queste considerazioni arrivino sempre da quella parte politica che vuole mettere sullo stesso piano chi è morto per conquistare la libertà e chi ha ucciso per reprimerla. 

L’antifascismo, la Liberazione non sono anacronistici. Sono un patrimonio per cui vale la pena lottare ogni giorno. Perché non basta dire che la Festa della Liberazione è tutti i giorni e non solo il 25 aprile. Bisogna avere il coraggio di essere partigiani ogni giorno. Di scegliere sempre da che parte stare. E Genova lo sa fare. 
 
Viva Genova antifascista, viva la Resistenza, viva il 25 aprile!

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Chi mette in discussione l’antifascismo mette in discussione l’identità di Genova.

Stamattina per l’81esimo anniversario della Liberazione sono intervenuta allo stabilimento di Ansaldo Energia. Parlare tra quelle mura che profumano di ferro, ingegno e fatica, non è come farlo in una piazza qualsiasi: la nostra Liberazione è passata non solo per le battaglie tra i monti e i caruggi del centro storico, ma anche attraverso i cancelli di queste fabbriche, dove il rumore delle macchine diventava il silenzio assordante dello sciopero e della sfida al nazifascismo. 

La Resistenza è passata attraverso la disobbedienza quotidiana di chi rischiava il lavoro, la libertà, la vita e ha messo a dura prova i piani orribili e schifosi dei nazifascisti.

Non c’è un eccidio dove non ci sia stato un tributo di sangue di lavoratrici e lavoratori, e in Ansaldo ogni categoria ha pagato con la vita, dall’allievo operaio all’alto dirigente: 82 morti. Senza contare gli oltre 1500 operai genovesi che vennero strappati alle loro famiglie e deportati a Mauthausen. Uomini e donne che indossavano i fieri abiti degli operai ed entravano in fabbrica per produrre.

I partigiani in montagna e gli operai ai torni sono stati due braccia dello stesso corpo: uomini e donne che hanno salvato il pane di chi sarebbe venuto dopo.

In questo luogo la storia si fa presente, non è qualcosa da leggere solo sui libri o sulle lapidi, oggi la Resistenza è difendere il salario, il lavoro. Difendere queste fabbriche è un atto di patriottismo civile, come lo fu nascondere le armi tra i torni 80 anni fa.

La dignità umana non è negoziabile in nessun modo e le radici della nostra convivenza affondano in quei valori di giustizia sociale e libertà che sono nati proprio qui, tra la polvere e le scintille delle fabbriche.

Con il loro lavoro, gli operai continuano a rendere Genova una città libera, orgogliosa e fiera delle sue radici e della sua storia operaia. Viva l’Ansaldo, viva il lavoro, viva Genova, viva la Resistenza.

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Il Comune di Genova darà la cittadinanza onoraria alla memoria di Sandro Pertini, a 130 anni dalla sua nascita. Sono molto orgogliosa che il Consiglio comunale abbia approvato all’unanimità questa proposta.

Non è un semplice atto formale, ma un abbraccio della città a un uomo che non è nato qui, ma ha respirato l'aria dei nostri caruggi e della nostra testardaggine di Genova per molto tempo.

A pochi giorni dal 25 aprile, è anche un modo per onorare il cuore pulsante della nostra democrazia. Pertini non è stato solo il Presidente più amato, è stato un partigiano, un uomo che ha conosciuto il carcere e il confino, che non ha mai abbassato la testa di fronte alla dittatura.

Lo ringraziamo perché ha permesso alla nostra città di confermarsi baluardo della Resistenza, quando il 28 giugno 1960 si oppose fieramente all'organizzazione del congresso dell'MSI. Quel giorno era in piazza a ricordare che la libertà non è una concessione, ma una conquista quotidiana.

A Genova lo ricordiamo anche per aver diretto per oltre 20 anni, “Il Lavoro”, quotidiano storico della nostra città. E come dimenticare la sua presenza, da Presidente, al funerale di Guido Rossa nel 1979, quando mise personalmente la medaglia al petto dell'operaio ucciso dalle Brigate Rosse.

Negli anni del confino, mentre il regime cercava di spegnere la sua voce, Pertini condivideva con i padri fondatori dell'Europa unita il sogno di un continente libero, non un tecnicismo politico ed economico, ma una necessità storica per evitare che le gelosie nazionali tornassero a insanguinare il mondo. E la storia dimostra sempre di più quanto avesse ragione.

Pertini era anche un grande amico dello sport: tutti abbiamo negli occhi la sua esultanza ai Mondiali dell’82. Sapeva che lo sport è un linguaggio universale di pace e di riscatto, uno specchio dei valori costituzionali.

Dare la cittadinanza onoraria a Sandro Pertini vuol dire sottolineare come la politica può essere rigore, semplicità, ma soprattutto deve essere amore per la libertà.

"Si svuotino gli arsenali, si colmino i granai".
Genova non dimentica il suo Presidente.

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Silvia Salis Sindaca di Genova